
L’Economist ha pubblicato di recente il “Global House Prices”, un utile strumento di misura sull’andamento dei mercati immobiliari mondiali.
I dati sono riferiti al secondo trimestre 2009 ed evidenziano, anno su anno, un calo mondiale dei prezzi delle abitazioni, eccezion fatta per la Svizzera (+4.6% nell’ultimo anno) e la Cina (+1.0%).
Le discese più vertiginose nei prezzi degli immobili dell’ultimo anno si sono registrate a Singapore (-24%), negli Stati Uniti (-15%), in Danimarca (-15%) e Irlanda (-12%); per quello che riguarda l’Italia il calo è stato appena del 3.4%.
Al di là delle variazioni annue facilmente verificabili dalla tabella allegata, quello che vogliamo far notare è l’ancora eccessiva valutazione di parecchi mercati immobiliari.
L’ultima colonna infatti mostra l’apprezzamento (o il deprezzamento) dei prezzi delle case dal 1997 al 2009 e subito balzano all’occhio numeri importanti.
Ad esempio le case di Australia, Svezia, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Irlanda hanno avuto incrementi di prezzo negli ultimi 12 anni di oltre il 120% con punte stratosferiche per il Sud Africa dove i prezzi sono quasi quadruplicati.
Tradotto in termini annui l’incremento medio annuo è stato del 14% in Australia, del 12% in Svezia, del 14% in UK, del 14% in Spagna, del 10% in Francia, del 14% in Irlanda e del 32% in Sud Africa.
Se per quello che riguarda l’Italia il rendimento immobiliare annuo è stato del 8%, esistono casi di deflazione come quelli di Giappone (-3% annuo), Germania (zero), Hong Kong e Singapore (-2%) che hanno reso negativo l’investimento negli ultimi 12 anni.
Capitolo a parte gli Stati Uniti dove le recenti violente correzioni nei prezzi hanno portato il rendimento annuo di un investimento immobiliare a percentuali comprese tra il 5 e il 7%, a secondo degli indici utilizzati.
Se per i paesi con rendimenti annui in doppia cifra sembra essere ancora prematuro parlare di fine della discesa, sul mercato americano le considerazioni appaiono diverse.
Intanto il Dollaro debole (e sottovalutato rispetto all’Euro come dimostrato nei post precedenti) rende interessante l’investimento; inoltre un rapido confronto con i rendimenti medi di investimenti concorrenti ci fa capire che spazi di discesa ci sono, ma appaiono limitati.
Per fare un esempio, il rendimento medio di un titolo di Stato americano negli ultimi 12 anni è stato del 4.65% (poco lontano dal 5% medio di apprezzamento degli immobili indicato dall’indice Shiller), mentre molto più disastroso si sarebbe rivelato l’investimento azionario con un +1.3% annuo (valutazione basata sull’indice Msci World).
Per chi volesse fare lo stesso confronto sull’Italia il rendimento annuo del Btp è stato dal 1997 del 4.63%, del 4.80% per l’analogo titolo inglese e del 4.28% per quello tedesco.
Concludendo investire adesso in immobili americani con il Dollaro a 1.50 non sembra più essere una follia, almeno leggendo questi numeri e tenendo in debita considerazione la sottovalutazione del biglietto verde.
I dati sono riferiti al secondo trimestre 2009 ed evidenziano, anno su anno, un calo mondiale dei prezzi delle abitazioni, eccezion fatta per la Svizzera (+4.6% nell’ultimo anno) e la Cina (+1.0%).
Le discese più vertiginose nei prezzi degli immobili dell’ultimo anno si sono registrate a Singapore (-24%), negli Stati Uniti (-15%), in Danimarca (-15%) e Irlanda (-12%); per quello che riguarda l’Italia il calo è stato appena del 3.4%.
Al di là delle variazioni annue facilmente verificabili dalla tabella allegata, quello che vogliamo far notare è l’ancora eccessiva valutazione di parecchi mercati immobiliari.
L’ultima colonna infatti mostra l’apprezzamento (o il deprezzamento) dei prezzi delle case dal 1997 al 2009 e subito balzano all’occhio numeri importanti.
Ad esempio le case di Australia, Svezia, Gran Bretagna, Spagna, Francia e Irlanda hanno avuto incrementi di prezzo negli ultimi 12 anni di oltre il 120% con punte stratosferiche per il Sud Africa dove i prezzi sono quasi quadruplicati.
Tradotto in termini annui l’incremento medio annuo è stato del 14% in Australia, del 12% in Svezia, del 14% in UK, del 14% in Spagna, del 10% in Francia, del 14% in Irlanda e del 32% in Sud Africa.
Se per quello che riguarda l’Italia il rendimento immobiliare annuo è stato del 8%, esistono casi di deflazione come quelli di Giappone (-3% annuo), Germania (zero), Hong Kong e Singapore (-2%) che hanno reso negativo l’investimento negli ultimi 12 anni.
Capitolo a parte gli Stati Uniti dove le recenti violente correzioni nei prezzi hanno portato il rendimento annuo di un investimento immobiliare a percentuali comprese tra il 5 e il 7%, a secondo degli indici utilizzati.
Se per i paesi con rendimenti annui in doppia cifra sembra essere ancora prematuro parlare di fine della discesa, sul mercato americano le considerazioni appaiono diverse.
Intanto il Dollaro debole (e sottovalutato rispetto all’Euro come dimostrato nei post precedenti) rende interessante l’investimento; inoltre un rapido confronto con i rendimenti medi di investimenti concorrenti ci fa capire che spazi di discesa ci sono, ma appaiono limitati.
Per fare un esempio, il rendimento medio di un titolo di Stato americano negli ultimi 12 anni è stato del 4.65% (poco lontano dal 5% medio di apprezzamento degli immobili indicato dall’indice Shiller), mentre molto più disastroso si sarebbe rivelato l’investimento azionario con un +1.3% annuo (valutazione basata sull’indice Msci World).
Per chi volesse fare lo stesso confronto sull’Italia il rendimento annuo del Btp è stato dal 1997 del 4.63%, del 4.80% per l’analogo titolo inglese e del 4.28% per quello tedesco.
Concludendo investire adesso in immobili americani con il Dollaro a 1.50 non sembra più essere una follia, almeno leggendo questi numeri e tenendo in debita considerazione la sottovalutazione del biglietto verde.
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