lunedì 31 agosto 2009

BIGMAC, IPOD, PANE E RISO, QUANTO BISOGNA LAVORARE PER ACQUISTARLI IN OGNI ANGOLO DEL MONDO?


La banca svizzera UBS ha di recente pubblicato il rapporto 2009 “Prices and earnings”, uno degli strumenti più interessanti a livello mondiale per analizzare le dinamiche dei poteri d’acquisto dell’intero globo terrestre.
Una sezione particolare è dedicata al tempo lavorativo necessario per acquistare quattro beni “universali” a livello mondiale utilizzando come base di riferimento i salari netti orari ed i prezzi del celebre panino Big Mac, di 1 Kg. di pane, di 1 Kg. di riso e di 1 iPod nano 8GB.
Per i prime tre prodotti il tempo necessario all’acquisto è espresso in minuti, mentre per l’iPod si ragiona in ore.
Una doverosa premessa è quella riferita al periodo nel quale i dati sono stati raccolti, ovvero marzo/aprile 2009.
Osservando le principali piazze mondiali notiamo che, per mangiare un panino da Mc Donald’s, a Tokyo e Toronto occorrono solo 12 minuti di lavoro, appena 1 in meno di Londra e 2 in meno di New York e Sidney. Sul versante opposto Città del Messico dove occorrono più di due ore di lavoro per acquistare un Big Mac, Budapest (59 minuti), Buenos Aires (57) e Rio (51).
Girando per il mondo è curioso notare come basta una giornata di lavoro di 10 ore per procedere all’acquisto di un iPod Nano 8GB a NY, Zurigo, Sidney e Dublino, mentre oltre 10 giorni lavorativi sono necessari a Dehli, Buenos Aires e Città del Messico.
Passando al bene di prima necessità per eccellenza, 1 Kg di pane, a Dublino, Londra, Amsterdam, Berlino e Mosca occorrono 10 minuti di lavoro per acquistarlo, mentre oltre 1 ora occorre a Città del Messico e poco meno di 60 minuti a Pechino.
Leggermente diversa la geografia per acquistare 1 Kg. di riso; Londra, NY, Zurigo e Lisbona sono le piazze dove si lavora meno per portarselo a casa, mentre Budapest, Dehli, Istanbul le città dove bisogna sgobbare di più.Tenendo presenti i dati “italiani” di Roma e Milano questa tabella risulta molto utili per coloro che intendono lavorare all’estero o fare acquisti fuori confine
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venerdì 21 agosto 2009

I CAMBI REALI RISPETTO ALLE MEDIE STORICHE, UN ALTRO METODO PER CERCARE IL LUOGO MIGLIORE DOVE COMPRARE A SCONTO


Spesso si commette l’errore di considerare una valuta “debole” se il rapporto di cambio con l’Euro sale superando determinati livelli tecnici (ad esempio l’EurUsd a 1.50). In realtà la forza di una valuta deve essere considerata in rapporto ad un paniere di altre valute pesate per il peso “commerciale” che le singole nazioni hanno rispetto al paese di riferimento, ad esempio gli Stati Uniti.
Per cercare di formulare una più accurata misura della forza di una moneta è stato creato il tasso di cambio effettivo nominale, il quale non è altro che una media dei tassi di cambio nominali bilaterali, ponderata con pesi opportunamente scelti.
Se un importatore acquista Dollari per pagare le materie prime che importa o un turista acquista Sterline per finanziare il proprio viaggio (dove acquisterà beni e servizi) entrano in gioco, non solo i tassi di cambio, ma anche i prezzi dei beni o servizi scambiati, due elementi fondamentali nel determinare la convenienza e quindi nella maggior parte dei casi, la scelta di acquisto o viaggio dell’utente finale.
A questo proposito è utile disporre di un tasso di cambio effettivo che tenga conto anche dell’effetto dei prezzi e che venga definito non come prezzo relativo fra due valute, ma fra due insiemi di beni; questo strumento è il tasso di cambio effettivo reale il cui apprezzamento può essere legato all’aumento dei prezzi interni, alla diminuzione dei prezzi esteri o alla rivalutazione del cambio.
Fatta questa doverosa premessa la tabella riportata qui a fianco ci permette di capire le dinamiche dei cambi effettivi reali delle principali valute mondiali, rapportandone il valore attuale fornito periodicamente dalla BIS (Banca dei Regolamenti) alla media degli ultimi 3 e 10 anni.
I valori negativi esprimono un deprezzamento del cambio reale rispetto alle medie storiche e quindi una “buona occasione valutaria” per uno straniero che deve viaggiare/acquistare in quell’area geografica, questo perché la valutta risulta essere a sconto rispetto ai suoi valori medi di lungo periodo.
Per fare un esempio concreto il Dollaro Usa si trova attualmente sotto del 8.6% rispetto alla sua media decennale e praticamente in linea (-0.49%) con la sua media a 3 anni.
Ampliando l’orizzonte a tutto il mondo notiamo come, ad oggi, i maggiori deprezzamenti rispetto alle medie storiche a 10 anni sono a carico del Peso Argentino (-35%), della Corona Islandese (-31%), della Sterlina Inglese (-16%), del Peso Messicano (-16%), del Won Sud Coreano (-16%), del Dollaro di Hong Kong (-14%) e della Corona Svedese (-13%). Apprezzabile il fatto che per quasi tutte queste valute siamo a distanze percentualmente elevate anche rispetto alle medie storiche a 3 anni.
Sul versante opposto, ovvero i cambi effettivi reali che più si sono apprezzati rispetto ai valori storici medi, troviamo il Real brasiliano (+30%), il Rublo Russo (+21%), la Corona Ceca (+24%), il Fiorino Ungherese (+15%), tutto il blocco delle monete baltiche (Estonia, Lituani, Lettonia) in media apprezzatesi del 15% ed infine il Dollaro Australiano (+10%).

martedì 18 agosto 2009

UNO STRUMENTO PER CAPIRE SE UNA VALUTA E' CONVENIENTE: IL BIG MAC INDEX


Il Big Mac index è uno strumento di comparazione del potere d'acquisto di una valuta stilato dal 1986 dal giornale economico “The Economist” aggiornato semestralmente. Questa misurazione assume come valida la teoria della parità dei poteri d'acquisto, teoria che, come illustrato nel post precedente e con le limitazioni di cui abbiamo già parlato relativamente alla metodologia in questione, presuppone che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute.

lunedì 17 agosto 2009

PREGI E DIFETTI DELLA TEORIA DELLA PARITA' DEI POTERI D'ACQUISTO


La teoria della Parità dei Poteri d’acquisto (Purchasing Power Parity o PPP http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_paritÃ) è basata sulla legge del prezzo unico http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_del_prezzo_unico.
Il pilastro fondamentale della teoria è rappresentato dal fatto che, in un mercato efficiente, il valore di una paniere di beni e servizi oggetti di libero scambio all’interno del paese A, aggiustato per il cambio vigente, dovrebbe essere venduto allo stesso prezzo apllicato all’interno del paese B.
Il valore di cambio tra le valute dei paesi A e B dovrebbe in teoria essere determinato dal rapporto tra il prezzo globale del paniere di beni e servizi del paese A e quello del paese B. Qualora, ai cambi attuali, il paniere di beni e servizi del paese A risultasse essere più a buon mercato di quello del paese B allora, seconda la teoria, la maggiore domanda estera riporterebbe i prezzi di A sul valore di equilibrio.
(Per il paniere di beni e servizi OCSE
http://www.oecd.org/dataoecd/59/35/37985001.pdf).